“Stiamo assistendo alla rapida destabilizzazione del sistema climatico terrestre. Questo non è più un avvertimento per il futuro, ma una diagnosi del presente.”
Queste le parole degli scienziati dell'Università statale dell’Oregon che hanno redatto un rapporto pubblicato sulla rivista BioScience. Come riporta il Fatto Quotidiano, il rapporto è parte di una serie di aggiornamenti pubblicati dal 2019, e si basa su studi osservazionali a lungo termine su foreste, ecosistemi terrestri e cambiamenti climatici globali condotti dall’Oregon State University Terrestrial Ecosystems Research. “Ci siamo addentrando in un territorio inesplorato con sette dei sedici parametri vitali planetari legati al clima che hanno raggiunto livelli estremi record. Questa è una chiamata d’allarme che non può più essere ignorata”.
Come riporta la Repubblica, gli undici anni tra il 2015 e il 2026 sono stati tra i più caldi mai registrati, secondo le analisi dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Le concentrazioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto nuovi livelli record nel 2026. In particolare, nel maggio 2026 l’anidride carbonica atmosferica ha superato le 428 parti per milione, circa il 50% in più rispetto ai livelli preindustriali. Il consumo di combustibili fossili è aumentato dello 0,9% nel 2025, con le emissioni annuali di anidride carbonica legate all’energia che hanno superato le 41 gigatonnellate. Agosto 2026 è stato il mese più caldo da quando esistono le registrazioni, secondo Copernicus.
“Non siamo gli scienziati di noi stessi: siamo dentro questo cambiamento.”
Le previsioni fatte dalla scienza climatica negli ultimi trent’anni non sono state smentite, ma con il passare del tempo si sono fatte sempre più precise, mostrando una crescente affidabilità nel prevedere gli effetti delle emissioni climalteranti. Le azioni necessarie, invece, non sono state intraprese, nonostante fossero note e definite da decenni. Il picco delle emissioni per restare sotto il +1,5°C di aumento della temperatura media globale doveva avvenire entro il 2025, come indicato dall’IPCC. Ciò non è avvenuto.
La crisi climatica non è più una questione di sensibilizzazione; è una realtà evidente e in corso, che si manifesta quotidianamente e direttamente nella vita delle persone. Dai ghiacciai alpini, come quello della Marmolada, che è destinato a scomparire entro vent’anni, agli eventi meteorologici estremi, la crisi climatica è diventata una delle principali minacce alla vita stessa.
È per questo che ogni giorno è buono per mobilitarsi: domani, venerdì 16 ottobre, è in programma il climate strike. Il giorno dopo, sabato 17 ottobre, a Firenze si terrà l’Assemblea nazionale ecosociale, un appuntamento importante per rilanciare le mobilitazioni e costruire una risposta sociale alla crisi climatica.
Per ulteriori dettagli, consultare gli articoli de la Repubblica e del Fatto Quotidiano.