I prezzi del grano duro sono tornati a raffreddarsi dopo le fiammate di settembre. Secondo AgroNotizie, le quotazioni al Sud si collocano oggi tra 285 e 290 euro a tonnellata, mentre al Centro oscillano tra 275 e 280 euro. Ma per capire davvero cosa sta succedendo e perché i prezzi potrebbero risalire, bisogna guardare a quello che è successo in estate sul mercato mondiale del grano.

La Russia, primo esportatore mondiale di grano, arrivava all'estate 2026 con un raccolto abbondante, favorito da condizioni meteorologiche eccezionali. Ma proprio mentre i campi maturavano, l'Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni contro le raffinerie russe, provocando un'improvvisa crisi interna dei carburanti. Per alcune settimane si è temuto che milioni di ettari non potessero essere mietuti per mancanza di gasolio. Il primo timore si è rivelato infondato: il raccolto è stato portato a termine con rese addirittura superiori all'anno precedente.

Da luglio, tuttavia, Kiev ha esteso la sua strategia di attacco ai cereali, colpendo anche le petroliere russe nel Mare di Azov. La Russia ha risposto chiudendo lo Stretto di Kerch e il canale che collega il fiume Don al mare. A fine estate, oltre il 90% della capacità di esportazione russa nel bacino Azov-Mar Nero risultava compromessa. Le spedizioni di agosto sono precipitate ai livelli più bassi da un decennio. Si è creato così un paradosso: mentre i silos russi si riempivano e i prezzi interni del grano crollavano per mancanza di compratori, all'estero i prezzi aumentavano per scarsità dell'offerta.

Da questa estate difficile emergono tre lezioni sulle quali Altroconsumo invita a riflettere. Primo, non tutti i danni hanno le stesse conseguenze: colpire la logistica può pesare più della produzione. Secondo, i mercati possono assuefarsi alle notizie ripetute e reagire solo quando l'impatto diventa concreto. Terzo, i precedenti storici aiutano, ma non vanno applicati meccanicamente. Oggi il mercato del grano deve fare i conti con livelli di scorte globali tra i più bassi degli ultimi trent'anni.

Per questo, conclude Agricultura.it, "le notizie non bastano per capire il mercato".

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