L’inflazione alimentata dai rincari energetici legati alla guerra in Medio Oriente colpisce il potere d’acquisto delle famiglie e fa aumentare le spese dello Stato. Il Documento programmatico di bilancio del governo Meloni mostra l’impatto di questi rincari sulle pensioni, che nel 2027 subiranno un aumento del 4,2%, passando da 351,8 miliardi nel 2026 a 366,54 miliardi nel 2027. Anche la spesa per le prestazioni sociali aumenterà del 3,6%, con un incremento di 17 miliardi. Nel 2028 la spesa per le pensioni salirà a 378,43 miliardi e nel 2029 a 388,66 miliardi.

Questi aumenti sono legati alla rivalutazione dei trattamenti previdenziali, ancorati all’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (FoI), che ad agosto era al +3,4% rispetto all’anno precedente. Anche l’assegno unico e universale, che riguarda oltre 6 milioni di beneficiari, è indicizzato: gli importi vengono rivalutati ogni anno in base all’inflazione. La rivalutazione prevista per il 2026 è dell’1,4%, con l’importo massimo per i nuclei con un figlio minorenne fissato a 203,8 euro mensili.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto alla Commissione Ue di tenere conto dell’inflazione nel valutare il rispetto del percorso della spesa netta. Tuttavia, alcuni osservatori fanno notare che l’aumento delle spese non è compensato da un’analoga crescita delle entrate, nonostante l’aumento delle entrate da imposte dirette e indirette. Inoltre, la spesa per interessi sul debito pubblico italiano, pari a 103,7 miliardi, raddoppia quella per la scuola. All’Ecofin i ministri delle Finanze europei discuteranno dell’attivazione della clausola su energia e difesa, mentre il governo italiano insiste sulla necessità di flessibilità da parte di Bruxelles.

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