È un momento difficile per il settore olivicolo italiano. La ripresa della produzione spagnola e le dinamiche di mercato stanno mettendo sotto pressione tutta la filiera, con conseguenze pesanti soprattutto per le regioni maggiormente vocate, dalla Puglia alla Sicilia fino alla Calabria.

A lanciare l’allarme è Daniele Salvagno, presidente di Redoro Frantoi Veneti, storico marchio dell’olio veronese, che in un’intervista a Verona Economia sottolinea come il prezzo dell’olio extravergine italiano sia crollato del 47% e il differenziale rispetto all’olio spagnolo si sia ridotto a soli 67 centesimi al chilo. A Foggia il prodotto viene scambiato a circa 4 euro al chilo contro i 3,33 di Jaén, la capitale mondiale dell’olio d’oliva.

La situazione è particolarmente grave se si considera che nei mesi scorsi molte regioni italiane hanno registrato crolli produttivi fino al 70%, mentre oltre 200 mila tonnellate di olio sono state importate dalla Spagna negli ultimi otto mesi. Un quadro che rischia di incidere profondamente sul futuro della filiera nazionale, dai produttori ai frantoi.

Secondo Salvagno, il problema non è solo economico ma soprattutto identitario. «Se il nostro extravergine arriva sul mercato quasi allo stesso prezzo di quello spagnolo dobbiamo chiederci che cosa stiamo facendo», afferma, ricordando come il valore dell’olio italiano risieda in origine, biodiversità, qualità, tracciabilità e territorio. L’Italia può contare infatti su circa 500 varietà di olivo, un patrimonio unico al mondo che, secondo il presidente di Redoro, deve essere valorizzato con investimenti concreti nella filiera.

Proprio in questa direzione si muovono le iniziative dell’azienda veronese, che punta sulla filiera nazionale e sul recupero di strutture storiche come l’antico frantoio di Bardolino. Parallelamente, l’Osservatorio Olivicolo Veneto continua il monitoraggio del patrimonio olivicolo per tutelare la produzione regionale.

L’allarme si inserisce in un contesto già complesso per il comparto. Secondo l’Assitol, l’olio d’oliva italiano è in crisi per materia prima e consumi, mentre i frantoi rischiano il fallimento. Coldiretti ha recentemente denunciato un forte ritorno di freddo e stress termico per le piante, oltre a casi di olio di oliva greco spacciato per italiano. Nel frattempo, cresce anche lo shopping dell’olio italiano in Tunisia.

Salvagno conclude ricordando che difendere il Made in Italy significa mantenere vivi oliveti, frantoi, produttori, varietà e territori. Un patrimonio che, secondo il presidente di Redoro, non può essere replicato né in Spagna né altrove e che rappresenta il vero valore aggiunto dell’olio italiano.

Fonti