Un lettore ha segnalato a RomaToday una curiosa montagnola di cubetti in via Volpi, nel quartiere Monteverde, paragonandola a “un’esplosione sotterranea”. Anche se il paragone è fatto con ironia, non si tratta di un vulcano, ma di un accumulo di materiale stradale. La situazione è comunque potenzialmente pericolosa per i passanti, soprattutto ciclisti e motociclisti.

Ma cosa succederebbe se un vero vulcano esplodesse oggi? A rispondere è Nature, che ricorda le conseguenze dell’eruzione del Tambora in Indonesia nel 1815. Quell’evento raffreddò il pianeta per anni, causando l’“anno senza estate” nel 1816, morti per fame e una pandemia di colera. Fu anche l’ispirazione per Mary Shelley per Frankenstein, scritto durante un’estate piovosa e buia.

Secondo Markus Stoffel, professore di climatologia all’Università di Ginevra, c’è una probabilità su sei che entro il 2100 si verifichi un’altra eruzione massiccia come quella del Tambora. Stoffel sottolinea che oggi una simile eruzione causerebbe un caos climatico in un mondo molto più popolato e già riscaldato dal cambiamento climatico. “L’umanità non ha alcun piano”, afferma.

Quando un vulcano esplode, emette diversi gas, tra cui anidride carbonica, che riscalda il pianeta, e anidride solforosa, che è la più preoccupante per il clima. Se raggiunge la stratosfera, queste particelle possono formare aerosol che disperdono la luce solare e raffreddano il pianeta. Alan Robock, professore di climatologia alla Rutgers University, spiega che queste particelle possono durare per un paio d’anni e raffreddare il clima globale, ma colpire anche le precipitazioni, prosciugando i sistemi monsonici in Africa e Asia.

Secondo l’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza, circa 800 milioni di persone vivono entro 100 km da un vulcano attivo. Anche i Campi Flegrei, vicino Napoli, stanno mostrando segni di risveglio, con una scossa di magnitudo 4.6 il 30 giugno 2025, la più forte degli ultimi 40 anni. Un altro vulcano sottomarino, l’Axial Seamount, è esploso il 22 gennaio 2025, rilasciando 10 miliardi di tonnellate di lava e provocando uno tsunami alto 40 metri.

Stoffel sottolinea che non si possono prevenire le eruzioni, ma si può fare molto per prepararsi, costruendo scenari per affrontarle meglio. Non si tratta di un esercizio accademico, ma di una necessità concreta per un mondo sempre più esposto ai rischi naturali.

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