Ubuntu fa un nuovo passo verso il linguaggio Rust e lo fa in un ambito particolarmente delicato: la crittografia OpenPGP. Come riportato da GIZMODO, la versione 26.10 della distribuzione Linux include ora Sequoia PGP, un’implementazione di OpenPGP scritta in Rust, come possibile sostituto della storica toolchain basata su GnuPG.

La mossa si inserisce in una strategia più ampia di Canonical, che da tempo sta migrando diversi componenti del sistema verso software scritto in Rust. Nelle versioni precedenti di Ubuntu sono già stati convertiti a Rust numerosi comandi fondamentali della shell, come cat, ls, du, df, env, ln, mkdir e altri ancora.

L’obiettivo dichiarato è sempre lo stesso: maggiore sicurezza della memoria. Rust, infatti, è progettato per evitare molti degli errori tipici di C e C++, come accessi fuori dai limiti, uso di memoria già liberata e gestione manuale della memoria, tutte cause frequenti di vulnerabilità di sicurezza.

Con Ubuntu 26.10, nome in codice Stonking Stingray, Sequoia PGP entra nei repository ufficiali come alternativa a GnuPG. Canonical non ha dichiarato GnuPG superato, né impone una migrazione immediata: al contrario, sottolinea che Sequoia offre interoperabilità con le chiavi e i dati esistenti, permettendo agli utenti di adottarlo in modo graduale.

Sequoia PGP include diversi strumenti, tra cui sq, l’interfaccia da riga di comando principale, e sqv, dedicato alla verifica delle firme. sq permette di cifrare, decifrare, creare e verificare firme, gestire chiavi e certificati, interagire con key server e con la Web Key Directory. sqv, invece, consente di verificare che un file scaricato corrisponda alla firma OpenPGP fornita.

La nuova toolchain supporta lo standard RFC 9580, pubblicato nel 2024, che aggiorna le precedenti specifiche del 2007 e introduce formati e meccanismi crittografici moderni, come l’encryption-at-rest e la forward secrecy.

La scelta di Sequoia PGP segue una logica simile: ridurre l’esposizione alle classiche vulnerabilità legate alla gestione della memoria senza rinunciare all’interoperabilità con standard e strumenti esistenti. Se questa strategia si confermerà efficace, è possibile che nelle prossime versioni di Ubuntu Sequoia diventi la toolchain OpenPGP predefinita.

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