L'inflazione negli Stati Uniti è risalita al 3,7% anno su anno, sopra le previsioni, con un aumento mensile dei prezzi dello 0,6%, il più alto dal mese di aprile: lo riporta il Guardian. Decisivo il rialzo della benzina, salita del 9,1% in un solo mese, complice la guerra in Iran che ha fatto impennare il costo del greggio.

"Per la Federal Reserve il dato di settembre sui prezzi al consumo negli Stati Uniti è una botta", scrive la Repubblica: la crescita dei prezzi rafforza la pressione sulla banca centrale americana, che potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva ancora a lungo. Sale infatti al 49,3% la probabilità che la Fed alzi i tassi di interesse nella prossima riunione di ottobre.

Sul fronte finanziario, il rendimento dei Treasury USA a 10 anni si attesta al 5,25%, mentre altri titoli di Stato restano più bassi (OaT al 4,88%, Btp al 4,55%, Bund al 3,02%), segnala la Repubblica. I mercati europei hanno chiuso contrastati: il Ftse Mib di Milano è arretrato dello 0,61%.

Il petrolio Brent si mantiene sui 105 dollari al barile, mentre le banche sono sotto pressione per il rialzo dei tassi che, secondo gli analisti, svaluta - seppur sulla carta - i loro portafogli, mentre si teme un rallentamento del credito e un possibile peggioramento della qualità degli attivi.

Sul fronte politico, Meloni ha criticato Trump e ha chiesto una risposta coordinata dell'UE al caro energia.

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