A ottobre 2026, il vortice polare sta mostrando un’evoluzione che potrebbe avere implicazioni interessanti per il prossimo inverno. Secondo quanto riportato da Ilmeteo.net, il vortice polare in questo periodo dell’anno tende naturalmente a intensificarsi con il raffreddamento dell’aria sopra il Polo Nord. Si tratta di un’area di bassa pressione presente nella stratosfera, a un’altitudine di circa 15-50 chilometri sopra l’Artico.
Quando il vortice polare è forte e compatto, l’aria gelida resta più facilmente intrappolata sopra l’Artico. In queste condizioni, i venti occidentali che scorrono intorno al vortice tendono a mantenersi intensi e possono portare verso l’Italia correnti di origine atlantica, miti e umide, favorendo un inverno meno freddo e nevicate più frequenti sulle montagne, con una quota neve variabile a seconda delle perturbazioni.
Al contrario, quando il vortice si indebolisce o si divide, aumenta la probabilità che irruzioni di aria fredda possano scendere verso l’Europa e l’Italia. In questi casi, le condizioni invernali possono diventare più instabili, con periodi di freddo alternati a fasi più miti.
Secondo Meteo Toscana, tra il 1° e il 2 novembre 2026 il vortice polare dovrebbe mostrare un nucleo freddo con temperature intorno a -72 °C e venti intensi attorno all’Artico, ma complessivamente vicini ai valori tipici del periodo. Questo non significa automaticamente un inverno rigido: la posizione degli anticicloni, le ondulazioni del getto e le traiettorie delle depressioni saranno determinanti per il clima in Italia.
Un fenomeno particolare legato al vortice è il riscaldamento stratosferico improvviso (Sudden Stratospheric Warming), che può aumentare la temperatura nella stratosfera di 30-50 gradi in pochi giorni e invertire la direzione dei venti. Questo evento può avere effetti sul clima invernale in Europa nelle settimane successive.
Come spiega Erminia Cinelli a Ilmeteo.net, un vortice stratosferico forte e persistente può favorire, quando interagisce con la troposfera, una corrente a getto mediamente più tesa e spostata verso nord, portando condizioni più miti su parte dell’Europa, Italia inclusa, mentre l’aria fredda rimane confinata più a nord.